martedì 30 giugno 2015

senza Avvenire

Spettabile redazione di BastaBugie[.it],
ho inviato la seguente mail all'ufficio abbonamenti di Avvenire.
La inoltro anche a voi nel caso riteniate utile darle rilievo:

Salve sono il Prof. Ferrari dell'Istituto "G. Galilei" di Mirandola (Modena), con la presente vorrei recedere dall'abbonamento a 10 numeri di Avvenire in corso gli ultimi tre anni per il progetto "un quotidiano in classe", perciò La prego di cancellare il mio nome dai referenti per la diffusione del vostro quotidiano.
Le motivazioni sono di carattere culturale e pastorale: il progressivo impoverimento della testata dal punto di vista cristiano e ideale la rende solo uno dei tanti giornali quotidiani, appiattito sempre più sulla cronaca e sul sociale, ormai incapace di veicolare un chiaro e fedele messaggio Evangelico e di retta dottrina. Di conseguenza meglio proseguire il progetto con testate di maggiore rilevanza nazionale, che inevitabilmente da questo punto di vista sono più approfondite ed esaurienti.
L'amarezza di tali considerazioni da parte mia e dei docenti di area cattolica segue lo stupore nell'accorgerci di una progressiva deriva verso il "politicaly correct" che ha avuto recentemente una sempre maggiore riprova nella marginalizzazione delle questioni etiche e culturali Cattoliche, in particolare relative alla difesa della Vita umana e della sua dignità dal concepimento alla morte naturale, alla difesa della famiglia e del matrimonio cristiano. 
Leggendo il vostro giornale si percepisce sempre maggiormente una connivenza con la mentalità dominante e con le asserzioni delle nuove aberranti ideologie omosessualiste, gender-frendly e libertine anche nel linguaggio giornalistico, che si adegua a parlare di presunti nuovi "diritti" e conseguenti battaglie ideologiche mentre risulta evidente un sempre più assordante silenzio sulle iniziative ecclesiali e non, anche le più rilevanti, che rivelerebbero facilmente la pericolosità e l'ipocrisia di tali posizioni.
L'assoluta marginalizzazione, nel vostro giornale di oggi, dell'imponente e pacifica manifestazione di ieri in Piazza S. Giovanni a favore della famiglia e della libertà dell'educazione dei figli, rispetto alla rilevanza data ad altre notizie di ben più modesta importanza o di scarso valore, non diversamente da come fanno tutti gli altri quotidiani (fatto abituale e che non desta stupore alcuno, da parte di testate tendenziose e al servizio dei poteri "forti") è solo la goccia finale... 
Anche nel dibattito ecclesiale Sinodale il giornale è scorrettamente muto sugli interventi di Pastori e Teologi di altissimo spessore e stima universale ma più fedeli al Vangelo come Mons. Muller, Burke, De Paolis, Mons. Caffarra, Mons. Bagnasco, Mons. Negri e tanti altri, mentre si dà ampio spazio a favore di un'unica, benché minoritaria, voce vicina al pensiero omologante di quella che lo stesso Papa Francesco definisce in diverse occasioni "colonizzazione ideologica" paragonandola esplicitamente a quella che nelle scuole Fascismo e Nazismo fecero con i balilla o la gioventù Hitleriana (intervista concessa sul volo di ritorno dal viaggio nelle Filippine, sulla quale, ad esempio, Avvenire ha taciuto), o di tanti altri interventi del Pontefice che ribadiscono chiaramente tali ideali (ad es. 29-30 maggio scorso sull'aborto).
La vostra testata dà ampio spazio alla voce di ben pochi prelati spesso di secondaria importanza o di scarsa preparazione nei temi etici, quando non di dubbia fedeltà alla Chiesa (vedi i trascorsi burrascosi di Kasper che non incorse in scomunica solo per eccesso di prudenza dei precedenti pontefici) ma osannati dai media tradizionalmente ostili alla Chiesa Cattolica e non corrispondente affatto al pensiero delle famiglie cristiane e dei credenti (vox populi...). 
Che tale tendenziosa pratica sia presente anche nella testata cosiddetta "dei Vescovi" è per un credente sincero una ferita molto dolorosa.
Ciò è molto grave in quanto contribuisce all'attuale mistificazione che tende a formare anche tra i credenti una mentalità distorta, incapace di una efficace critica costruttiva nei confronti del secolo presente, che sia, come in passato, al servizio della Verità con la "V" maiuscola, basata sul Vangelo e sul bimillenario tesoro del Magistero Ecclesiale, che su tutto ciò è ben più rigoroso e chiaro di quanto non si voglia far credere.
"Chi si vergognerà di Me davanti agli uomini, Io mi vergognerò di lui davanti agli angeli di Dio" (Lc 12, 8-9)
Questa lettera non necessita di risposta via mail: vano sarebbe il desiderio di vederla pubblicata per intero nella posta al vostro direttore...
Ciò dovevo alla mia coscienza, in nome della correzione fraterna (Rm 15,14), senza malizia, con l'augurio di una proficua guarigione spirituale.

Prof. Ferrari Manlio - Bomporto (Mo)

sabato 13 giugno 2015

highlander

Sono passati diversi giorni da quando nella diocesi di Livorno un sacerdote si è suicidato. E non è il primo prete a uccidersi. Drammi che non verranno mai compresi se non si entra nel loro vissuto.

 Di fatto c’è una grande scollatura tra la vita di un ecclesiastico e la società civile. I preti, per la maggior parte, vivono completamente soli senza avere nessuno accanto e molto spesso abbandonati a se stessi. La gente, il popolo difficilmente comprende il proprio pastore, il suo stato d’animo; anzi usualmente lo vedi celere a criticare, senza risparmiargli nulla. Nei confronti dei religiosi si è diventati iper intransigenti, a volte spietati.
La crisi di valori della società poi, ha capovolto anche il modello sacerdotale, riducendolo da punto di riferimento che era, a un odierno facchino della fede, utile a sbrigare i compiti necessari per definirsi un cristiano.

Le legittime aspettative che si devono avere verso un consacrato si sono trasformate in intolleranti e assurde pretese sul suo modo di essere, quasi come se dovesse forzatamente risultare un supereroe. Di fatto la categoria del prete è sconosciuta ai molti, a iniziare dai cattolici. La gente ignora l’enorme difficoltà che può avere un sacerdote nel condurre una vita affettivamente serena mantenendosi in “grazia di Dio”, cercando sempre di mediare con grande zelo e amorevolezza pur dovendo rispettare quelle giuste distanze affinché esso sia per tutti e non di qualcuno.

E quando dovesse cadere, sbagliare ecco tutti pronti a metterlo alla gogna; senza pietà, a partire dai propri fedeli e magari anche dai colleghi. Esempi tristi e disdicevoli per cui mentre si dice di credere nel Vangelo, poi la realtà continua a essere un’altra cosa.

Per i sacerdoti non si prega più e non c’è più stima, tanto meno rispetto. Molte realtà ecclesiali utilizzano il prete solo per le liturgie, stile “usa e getta”, e quando ha terminato di svolgere quelle funzioni che può solo lui amministrare, ecco che non serve più.

Ci sono anche Vescovi che hanno dimenticato le difficoltà del vivere da sacerdoti diventando intransigenti, e non sono pochi coloro che “non sentono l’odore delle proprie pecore”, espressione più volte ripetuta da Papa Francesco. Ma il presbitero è una persona come le altre, che ha bisogno di sentirsi amata e apprezzata specialmente dai propri punti di riferimento. Quando ciò non avviene ecco che potrà diventare facile preda del maligno e dei suoi seguaci. La più grande vittoria di satana infatti è distruggere un’anima consacrata e sacerdotale, perché un singolo discepolo di Gesù può recuperare tante pecorelle smarrite e collaborare per la salvezza di tanta umanità.

I fedeli, almeno coloro che si dichiarano cattolici, dovrebbero pregare e sostenere i propri pastori al di là dei loro umani difetti. È necessario ricordare la presenza sacramentale che c’è nel sacerdote alter Christus. In un mondo desacralizzato la presenza del prete è patrimonio prezioso in quanto custode di Dio, della storia sacra e indicatore dell’infinito. Ormai sembra un discorso da sognatori… Dicono che le grandi lobby di potere vogliano annullare tutte le religioni a partire da quelle monoteiste. Il primo passo è allontanare il popolo dai suoi ministri.

don Aldo Bonaiuto, Come uccidere un prete, In terris 11.6.2015

domenica 24 maggio 2015

io infatti ti amo



«I miei nemici ti dicono che io non ti amo e che sparlo di te, ma mentono. Io infatti ti amo, come devo amare un Padre e un signore. Te vivente, non voglio avere altro pontefice, come assieme a molti altri ti ho promesso. Ascolto però il Salvatore nostro che mi dice: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me”. “(…) Devo dunque amare te, ma più ancora devo amare Colui che ha fatto te e me (Mt. 10-37)... 
Abbiamo i canoni, abbiamo le costituzioni dei santi Padri, giunte dai tempi apostolici fino a te. Bisogna camminare per la via regia [della Tradizione] e da essa non deviare in alcuna parte»
(Lettera Inimici mei, in PL, vol. 163, col. 463 A-D).



Va sottolineato il fatto che coloro che con più fermezza resistettero al Papa che deviava dalla fede furono proprio i più ardenti difensori della supremazia del Papato. I prelati opportunisti e servili dell’epoca, si adeguarono al fluttuare degli uomini e degli eventi, anteponendo la persona del Papa al Magistero della Chiesa. San Bruno di Segni, invece, come altri campioni dell’ortodossia cattolica, antepose la fede di Pietro alla persona di Pietro e redarguì Pasquale II con la stessa rispettosa fermezza con cui Paolo si era rivolto a Pietro (Galati 2, 11-14).

Nel suo commento esegetico a Matteo 16, 18, Bruno spiega che il fondamento della Chiesa non è Pietro, ma la fede cristiana confessata da Pietro.
Cristo infatti afferma che edificherà la sua Chiesa non sulla persona di Pietro, ma sulla fede che Pietro ha manifestato dicendo: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». A questa professione di fede Gesù risponde: «è sopra questa pietra e sopra questa fede che edificherò la mia Chiesa» (Comment. in Matth., Pars III, cap. XVI, in PL, vol. 165, col. 213). La Chiesa elevando Bruno di Segni agli onori degli altari suggellò la sua dottrina e il suo comportamento. (continua)

Nel Martirologio Romano, 18 luglio, n. 9: «A Segni nel Lazio, san Bruno, vescovo, che molto lavorò e soffrì per il rinnovamento della Chiesa...»

sabato 18 aprile 2015

a chi più sa più spiace

“Il primo strumento di marketing della storia del mondo è stato la campana – ha esordito Periscinoto – ed era il migliore. Quando suonava, non solo raggiungeva il 90% degli abitanti, ma ne modificava il comportamento personale.

Voi avete poi inventato uno strumento che è ancora utilizzato nel marketing commerciale. Si chiama ‘display’. Il display è qualcosa che utilizziamo per enfatizzare, per proporre con forza qualcosa al pubblico. Quando tutte le case erano basse, voi costruivate chiese con torri e con campanili sei volte più alti. Questo permetteva l’immediato riconoscimento della chiesa: eccola!

“Voi avete poi inventato il primo logotipo della storia. Il logo è un simbolo utilizzato per far sì che il marchio sia facilmente riconoscibile. Il vostro era il migliore: la Croce. Questo logotipo era collocato sempre sopra il punto più alto e visibile del display. Nessuno poteva sbagliarsi: quella era la chiesa cattolica! continua a leggere

venerdì 27 marzo 2015

straBiliante


"Un logo per Firenze"
in occasione del V Convegno ecclesiale italiano.





Ecco il mio bozzetto:

Questa ipotesi di logo esalta due elementi, figurativi e concettuali - presenti, nel raggio di qualche metro, sull'Arengario e sulla facciata di Palazzo Vecchio (Firenze) - che potrebbero sintetizzare al meglio il tema e i contenuti-chiave del V Convegno delle Chiese d'Italia.
Il David di Buonarroti, tra le massime espressioni della cultura umanista, qui si incontra con il monogramma bernardiniano, il simbolo di Cristo forse più capillarmente diffuso in tutta la Toscana: è nella luce di questo sole che muove i suoi passi l'uomo (rinascimentale); è da questo sole che promana la nuova creazione; è in questo sole che si rinvengono i tratti e la somiglianza del figlio nel Figlio; è in questo sole che attinge forza (mano-braccio) e senso l'agire umano...




domenica 1 marzo 2015

hangar


Può capitare che venga in mente il compagno Stalin partecipando a una messa? A me è capitato: in una chiesa di “architettura“ (il nome di quest’arte illustre è qui eccessivo, le virgolette sono di rigore), di  “architettura“, dunque, contemporanea, in un trionfo di cemento armato a vista, alluminio, vetro, luci al neon, arredi  astratti   e, sul tetto, una campana sorretta da un traliccio industriale in ferro. Il tutto all’insegna di un pauperismo demagogico , da “Chiesa dei poveri“ di sessantottina memoria.  Di questi orrori  tutti ne conosciamo non pochi esemplari, quindi si sarà capito di che cosa parlo.

Ebbene, mentre la messa si celebrava, una maliziosa distrazione mi ha portato a pensare alla metropolitana di Mosca. Tra le tante ferrovie sotterranee del mondo, questa  è un unicum stupefacente : mentre ovunque si bada alla funzionalità, con fermate di semplice servizio, così non è nella capitale russa. Qui, ogni stazione – l’una diversa dall’altra –  è un trionfo di colonne, capitelli , mosaici, pitture murali, stucchi , statue in marmo e bronzo, enormi lampadari in metalli pregiati, soffitti affrescati , vetrate colorate. Non a caso, questi luoghi  sono protetti dalle autorità  locali  come opere d’arte . La sensazione, entrandovi , è di essere capitati non certo in una semplice stazione di trasporto di massa, bensì in una fastosa cattedrale sotterranea.

In  effetti,  è proprio questo che voleva ottenere Stalin quando, all’inizio degli anni Trenta del secolo scorso, convocò i migliori architetti del regime  ai quali fece un discorsetto  di cui conosciamo  i contenuti dai  documenti dell’epoca, un tempo sepolti in archivi inaccessibili e ora, dopo il  crollo inglorioso dell’impero, consultabili dagli  studiosi. Disse, in sostanza, il  despota a quei professionisti: << Le grandi città del capitalismo hanno tutte una rete metropolitana. E’ ora che l’abbia  anche la capitale dei Soviet . Io, però, ne voglio una del tutto speciale, dove ciascuna stazione sia, senza badare a spese, tale da stupire ed affascinare chi la frequenterà . Voglio che non si tratti solo di un capolavoro di ingegneria ma anche di  un capolavoro d’arte, con un fasto da lasciare a bocca aperta>>. Come è ben noto, dargli ragione senza fiatare e obbedire   con  zelo servile, era  il solo modo di salvare la pelle quando si era in balia sua e delle sue feroci polizie segrete. Nessuno degli architetti  convocati, dunque, osò fiatare ma il dittatore, nella sua magnanima condiscendenza, volle dare risposta alla domanda che lesse sul volto degli  ascoltatori. Spiegò, dunque: <<So che, dentro di voi,  vi chiedete per quale ragione vi ordini di moltiplicare i costi dell’opera e non solo per gli arredi e le opere d’arte ma anche perché desidero che lo scavo sia gigantesco , voglio che ogni stazione sia vasta come una cattedrale. E’ proprio a questo che penso: alle cattedrali. Come sapete, abbiamo strappato i popoli dell’Unione  Sovietica alla superstizione religiosa, abbiamo chiuso o distrutto le chiese, abbiamo trasferito nei magazzini dei musei le icone, fuse le campane , trasformate in monete gli ori degli oggetti di culto. Ma so che i lavoratori sentono nostalgia dei tempi in cui, almeno una volta la settimana, potevano lasciare la bruttura delle loro case e, nello splendore delle chiese, in lunghe liturgie , potevano essi pure essere circondati di bellezza, quasi come i re nei loro palazzi. Ecco:  voglio venire incontro a questa nostalgia, voglio contrastarla permettendo agli operai di godere,  due volte al giorno, di una bellezza che compensi quella perduta. Andando e tornando dal lavoro sembrerà loro di frequentare le cattedrali più belle, quelle chi abbiamo chiuso o abbattuto. Anche l’uomo nuovo comunista ha bisogno di bellezza, noi gliela daremo non nelle anacronistiche chiese ma nel sottosuolo di Mosca, nelle stazioni della metropolitana della capitale del comunismo mondiale >>.

Stalin, come si sa, era stato a lungo  seminarista della Chiesa ortodossa della Georgia , dunque se ne intendeva : sapeva che (a differenza di quanto dimenticano da qualche decennio  tanti, troppi   “cattolici  socialmente impegnati “) sapeva che i poveri non solo non si sono mai scandalizzati , in nessun tempo e in nessun luogo, della ricchezza , magari del fasto delle chiese ma l’ hanno sempre sentita  come un loro diritto. Il diritto di godere essi pure di una bellezza   non riservata ai privilegiati bensì aperta a tutti ; il diritto, almeno un’ora  alla settimana, di sentirsi circondati di opere d’arte e di oggetti di gran pregio . Oggi, invece, ecco la nostra  situazione: lo Stato non demolisce più le chiese ma  nelle periferie, vescovi ,  preti, religiosi ne costruiscono  ancora di nuove. Partorendo, nella maggioranza dei casi , quegli orrori repellenti che sappiamo,  dove la bellezza è assente non solo per incapacità di architetti e mancanza di artisti veri (c’è anche questo)  ma anche , troppo spesso, per partito preso, perché così vuole certa ideologia clericale. Ai russi , almeno, Stalin dava per consolazione delle stazioni-cattedrale, mentre a noi restano soltanto, più che dei templi, dei “luoghi di dialogo, di confronto, di socializzazione “. Funzioni per le quali ciò che ci vuole è un hangar, un capannone, un’aula disadorna.

Vittorio Messori, Vivaio -Dicembre 2014


Brutta come una bestemmia
Lo dico subito, a scanso di equivoci: sarà stato che l'ho vista per la prima volta di sera, sarà stato l'effetto delle luci, sarà stato che qualcosa del genere mancava in città, ma quell'edificio mi è piaciuto sin dal primo momento.
Però: il guaio è che arriva con oltre 60anni di ritardo; il guaio è che non ha niente a che fare con una chiesa; il guaio è che rappresenta "uno dei più recenti esempi di arretratezza e provincialismo in fatto d'arte e architettura cattolica".
Pietro Pagliardini, aretino: "A me sembra il padiglione italiano all'Expò di Shangai. Possibile che per progettare una chiesa si tragga "ispirazione" da un padiglione fieristico? E' chiaro che la committenza desidera questi progetti e gli architetti si adeguano. Non voglio giustificare gli architetti, però è evidente che la CEI chiede gli stessi requisiti del Ministero competente all'Expò.
La domanda che mi pongo a questo punto è se siano necessarie, e a chi, tutti questi nuovi fabbricati chiamati chiese. Mi domando perchè dilapidare una parte dell'8 per mille in questi progetti e se non sia meglio chiedere che quei soldi vengano spesi per la manutenzione e il restauro delle tante belle chiese esistenti. Mi domando se la CEI non si stia comportando esattamente come i comuni che invece nella manutenzione "investono", cioè sperperano, in nuovi, assurdi progetti utili solo a fini elettorali. Mi domando se quest'anno devolverò l'8 per mille alla chiesa cattolica come ho sempre fatto e mi rispondo che non sarà affatto probabile".

lunedì 16 febbraio 2015

ad ostium


No, non si tratta del giochino "trova le differenze" e neppure di un nostalgico quanto acritico "ma com'eran belle prima le aule della Gregoriana"...
E' che quando sono stato in università, a gennaio, tra i sentimenti di gioioso stupore per tanto opportuno restyling si son fatte largo, nella sopravvenuta ressa emozionale, tante altre suggestioni e considerazioni.
Due per tutte. La prima di ordine storico-economico, l'altra di carattre sostanziale.
Che fine han fatto le vecchie cattedre e la monumentale "cornice" che le accompagnava?
Che il Crocifisso abbia perso la sua posizione centrale nell'aula per guadagnare la prossimità alla porta è solo una questione di riassetto estetico-logistico?

lunedì 2 febbraio 2015

ascolta, o cielo! affliggiti, o terra!

“Nell’anno 1170 dopo la nascita di Cristo ero per un lungo tempo malata a letto. 
Allora, fisicamente e mentalmente sveglia, vidi una donna di una bellezza tale che la mente umana non è in grado di comprendere. La sua figura si ergeva dalla terra fino al cielo. Il suo volto brillava di uno splendore sublime. Il suo occhio era rivolto al cielo. Era vestita di una veste luminosa e raggiante di seta bianca e di un mantello guarnito di pietre preziose. Ai piedi calzava scarpe di onice. 
Ma il suo volto era cosparso di polvere, il suo vestito, dal lato destro, era strappato. Anche il mantello aveva perso la sua bellezza singolare e le sue scarpe erano insudiciate dal di sopra. Con voce alta e lamentosa, la donna gridò verso il cielo: ‘Ascolta, o cielo: il mio volto è imbrattato! Affliggiti, o terra: il mio vestito è strappato! Trema, o abisso: le mie scarpe sono insudiciate!’

E proseguì: ‘Ero nascosta nel cuore del Padre, finché il Figlio dell’uomo, concepito e partorito nella verginità, sparse il suo sangue. Con questo sangue, quale sua dote, mi ha preso come sua sposa.

Le stimmate del mio sposo rimangono fresche e aperte, finché sono aperte le ferite dei peccati degli uomini. Proprio questo restare aperte delle ferite di Cristo è la colpa dei sacerdoti. Essi stracciano la mia veste poiché sono trasgressori della Legge, del Vangelo e del loro dovere sacerdotale. Tolgono lo splendore al mio mantello, perché trascurano totalmente i precetti loro imposti. Insudiciano le mie scarpe, perché non camminano sulle vie dritte, cioè su quelle dure e severe della giustizia, e anche non danno un buon esempio ai loro sudditi. Tuttavia trovo in alcuni lo splendore della verità’.

E sentii una voce dal cielo che diceva: ‘Questa immagine rappresenta la Chiesa. Per questo, o essere umano che vedi tutto ciò e che ascolti le parole di lamento, annuncialo ai sacerdoti che sono destinati alla guida e all’istruzione del popolo di Dio e ai quali, come agli apostoli, è stato detto: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura»’ (Mc16,15)”.

Ildegarda di Bingen, Lettera a Werner von Kirchheim e alla sua comunità sacerdotale (PL 197, 269ss).

domenica 4 gennaio 2015

sabato 13 dicembre 2014

dal cristianesimo (? si fa per dire) emotivo ai cristiani (si fa per piangere) demotivi

Essendo nato alla fine del 1950 dovetti fin da piccolo imparare a memoria il Catechismo detto di san Pio X, quello a domande e risposte. Era un libretto minuscolo e mandarlo a mente era agevole. Oggi, data la mole del vigente Catechismo, ciò sarebbe impossibile, anche nella versione «Compendio».

Nel vecchio Catechismo c’era tutta la dottrina in pillole di facile trangugio. Nel nuovo c’è ancora tutta, sì, ma talmente diluita nelle chiacchiere da giustificare il fatto che pochi l’abbiano letto. L’ignoranza religiosa oggi è enorme anche in moltissimi sedicenti credenti. Talvolta, nelle discussioni con qualcuno di questi, tornerebbe utile potergli dire: tiè il catechismo, lèggitelo e poi parliamo, perché non sai nemmeno di cosa stiamo parlando. Ora, una cosa del genere si poteva fare col libretto di san Pio X, non certo col voluminoso Compendio del monumentale Catechismo. Un libriccino scritto largo e a domande-risposte numerate, il tempo per scorrerlo lo trova anche il più svogliato. Non così per un libro-trattato che, oggi come oggi, forse nemmeno i preti, affaccendati come sono, hanno letto. 
Ebbene, tra quelle antiche norme d’inizio Novecento c’era anche l’obbligo, per i fedeli, di «confessarsi almeno una volta all’anno» e «comunicarsi almeno a Pasqua». Il che fa capire che, a quei tempi, i fedeli erano riottosi alla confessione e alla comunione, sennò non ci sarebbe stato bisogno di scongiurarli di provvedere «almeno» ogni dodici mesi. Smisi di andare a Messa contagiato dal clima degli anni Sessanta, ma da bambino ci andavo e ricordo bene che, per poter accedere alla Comunione, bisognava essere digiuni dalla mezzanotte. E questo era un motivo in più, per quanti a messa ci andavano solo la domenica (e a quella principale di mezzogiorno, cioè quasi tutti), per astenersi dalla Comunione. 
Per venire incontro alle istanze dei tempi che mutavano, la Chiesa accorciò il digiuno eucaristico a un’ora, consentì la comunione in piedi (prima bisognava inginocchiarsi alla balaustra attorno all’altare, perché il prete celebrava spalle-al-popolo) e poi anche in mano. Ero ormai un giovanotto (ma sempre agnostico) quando mi stupivo nel vedere in tivù certe cerimonie da stadio con preti sparpagliati sulle gradinate gremite e intenti a distribuire ostie a chiunque tendesse le mani. Mi chiedevo: ma tutta quella gente si sarà confessata? Infatti, ai miei tempi la chiesa domenicale era, sì, piena, ma a far la comunione erano in pochi. Oggi vedo la chiesa domenicale piena e tutti i presenti mettersi in fila per la comunione. Tutti. 
Giustamente ha fatto notare il vaticanista de L’Espresso, Sandro Magister, che ormai far la comunione è percepito come un segno comunitario al pari della “pace” e sentirsene esclusi è vissuto come un’intollerabile attentato ai propri “diritti”: un cristianesimo puramente emotivo e ignorante della dottrina quale quello odierno non può tollerarlo. Ai tempi di scarsa frequenza alla comunione chi non era in regola con la dottrina poteva passare inosservato, non così quando a comunicarsi va l’intera chiesa. Ho una coppia di amici del Centro-Italia che convivono, ma frequentano volentieri la parrocchia, dove lei, anzi, suona l’organo e dirige il coro. Pienamente e fraternamente accolti, nessun parrocchiano, nemmeno il parroco, ha mai fatto pesare loro la situazione personale. Mi manifestavano il loro disagio al momento della comunione, quando saltava all’occhio che erano gli unici a non mettersi in fila. Ho dovuto passare una nottata a spiegare il sacramento del matrimonio. Io, un laico che sta a Milano. Non so se li ho convinti. 
Ma a questo punto il vero problema non è quello attualmente in dibattito, cioè i divorziati risposati che vogliono fare la comunione. Questi sono quattro gatti, e non c’è bisogno di scomodare gli statistici per saperlo. No, i pastori dovrebbero chiedersi, semmai, com’è che la comunione è diventata un fenomeno di massa mentre la pratica penitenziale è a picco. Giustamente uno che convive more uxorio protesta: date la comunione oves et boves e a me no? Quello, dunque, dei divorziati risposati è un falso problema. Il problema vero è una pastorale matrimoniale fallimentare o inesistente. Di più: il concetto stesso di “peccato” è sparito e ormai siamo tutti come i biblici abitanti di Ninive che non sapevano «distinguere la propria mano destra dalla sinistra» (Giona 4, 9). Il criterio di concedere alle umane debolezze e ignoranza quel che chiedono non paga, lo dicono l’esperienza e la storia stessa della via dell’”apertura”. 
Giona, con sua gran sorpresa, convertì i pagani di Ninive semplicemente annunciando loro: «Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta» (3, 4). Certo, forse il metodo di Giona non è adatto al nostro evo. Ma è anche vero che i Novissimi sono spariti dalla predicazione, perché per troppo tempo si è ritenuto di poter rievangelizzare facendo ricorso alla sociologia. Un anonimo parroco francese convertì Eve Lavallière, la più celebre sciantosa francese dell’Ottocento, col solo chiederle se pensasse mai all’Inferno. Ovviamente, almeno in che cosa consistesse quest’ultimo la sciantosa lo sapeva: al catechismo, da bambina, glielo avevano insegnato.

Rino Cammilleri, Tutti in fila per la comunione. Ma quanti si confessano? NBQ 17-11-2014

mercoledì 26 novembre 2014

stravolti

 Il volto stravolto
La rivista Ad Gentes chiude.
Brutto segno, commenta il missionario padre Gheddo.
Paolo 6: "La Chiesa, quando prende coscienza di se stessa, diventa missionaria".
Luigi Orione: Chi non è apostolo, è apostata.

1) Gli abbonati sono pochissimi, le copie stampate quasi tutte inviate in omaggio o in cambio a biblioteche, università, seminari, ecc.; e quindi gli istituti aderenti devono coprire il passivo economico;
2) la missione alle genti sta perdendo la sua identità e interessa sempre meno, almeno in Italia, parrocchie diocesi, seminari e il popolo di Dio; i mass media ne parlano sempre meno...

Ma oggi, ditemi voi: chi manifesta entusiasmo per la vocazione missionaria e dove è finito l’appello per le vocazioni missionarie ad gentes? Oggi facciamo le campagne nazionali per il debito estero, contro la produzione di armi, contro i farmaci contraffatti e per l’acqua pubblica; oggi non si parla più di missione alle genti ma di mondialità e di opere sociali o ecologiche. Mi sapete dire quanti giovani e ragazze si entusiasmano e si fanno missionari dopo una manifestazione di protesta contro la produzione di armi? Nessuno. Infatti gli istituti missionari non hanno quasi più vocazioni italiane.



lunedì 27 ottobre 2014

In sacrestia! ovvero ritorno al futuro

“La perdita del sacramento della riconciliazione è la radice di molti mali nella vita della Chiesa e nella vita del sacerdote”.
“Una delle perdite più tragiche, che la nostra Chiesa ha subito, nella seconda metà del 20° secolo, è la perdita dello Spirito Santo nel sacramento della riconciliazione”.
“Laddove il sacerdote non è più confessore, diventa operatore sociale religioso”.
“Le meraviglie di Dio non accadono mai sotto i riflettori della storia mondiale”, ma “si realizzano sempre in disparte”, e in particolare “nel segreto del confessionale”.
“Quando il sacerdote si allontana dal confessionale, entra in una grave crisi di identità”. Nell’allontanamento dal sacramento della penitenza risiede “una delle cause principali della molteplice crisi in cui il sacerdozio si è venuto a trovare negli ultimi cinquant’anni”.
“Un sacerdote che non si trova, con frequenza, sia da un lato che dall’altro della grata del confessionale subisce danni permanenti alla sua anima e alla sua missione”.
“Solo Dio può rimettere i peccati”: per questo “il sacramento della penitenza è la fonte di permanente rinnovamento e di rivitalizzazione della nostra esistenza sacerdotale”.
“La cosiddetta crisi del sacramento della penitenza non è solo dovuta al fatto che la gente non viene più a confessarsi, ma che noi sacerdoti non siamo più presenti nel confessionale. Un confessionale in cui è presente un sacerdote, in una chiesa vuota, è il simbolo più toccante della pazienza di Dio che attende. Così è Dio. Ci attende tutta la vita”. Al contrario, “se ci viene in gran parte a mancare questo essenziale ambito del servizio sacerdotale, allora noi sacerdoti cadiamo facilmente in una mentalità funzionalista o al livello di una mera tecnica pastorale.
Il nostro esserci, da entrambi i lati della grata del confessionale, ci porta, attraverso la nostra testimonianza, a permettere che Cristo diventi percepibile per il popolo”.
“La gente ha una profonda nostalgia di sacerdoti, nei quali incontrare profondamente Cristo”.

Joachim Meisner, 9 giugno 2010

sabato 4 ottobre 2014

chi m'era



La Lumachella de la Vanagloria,
ch'era strisciata sopra un obbelisco,
guardò la bava e disse: - Già capisco
che lascerò un'impronta ne la Storia!
Trilussa, La Lumaca

lunedì 29 settembre 2014

padre della menzogna

Kevin: Che cosa sei?
Milton: Oh, io ho tanti di quei nomi...
Kevin: Satana?
Milton: Chiamami papà!
L'avvocato del diavolo, film del 1997 di Taylor Hackford con Al Pacino e Keanu Reeves.




Vangelo di Giovanni 8, 31 e seguenti
Gesù allora disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».
Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: «Diventerete liberi»?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo».
Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l'ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!».
Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato.
Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio?
Perché non potete dare ascolto alla mia parola.
Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c'è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna.
A me, invece, voi non credete, perché dico la verità.
Chi di voi può dimostrare che ho peccato?
Se dico la verità, perché non mi credete?
Chi è da Dio ascolta le parole di Dio.
Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».

domenica 14 settembre 2014

giovedì 4 settembre 2014

in medio stat corruptio magna

“Volete essere figli della luce, ma non rinunciate ad essere figli del mondo. Dovreste credere alla penitenza, ma voi credete alla felicità dei tempi nuovi. Dovreste parlare della grazia, ma voi preferite parlare del progresso umano. Dovreste annunciare Dio, ma preferite predicare l’uomo e l’umanità. Portare il nome di Cristo, ma sarebbe più giusto se portaste il nome di Pilato. Siete la grande corruzione, perché state nel mezzo. Volete stare nel mezzo tra la luce e il mondo. Siete maestri del compromesso e marciate col mondo. Io vi dico: fareste meglio ad andarvene col mondo ed abbandonare il Maestro, il cui regno non è di questo mondo”.
Atanasio di Alessandria, il Grande


“Non è di poco rilievo il fatto che, benché dal punto di vista storico il IV secolo sia stato illuminato da santi e dottori quali Atanasio, Ilario, i due Gregori, Basilio, Crisostomo, Ambrogio, Girolamo e Agostino (tutti vescovi eccetto uno), tuttavia proprio in questo periodo la divina Tradizione affidata alla Chiesa infallibile fu proclamata e mantenuta molto più dai fedeli che dall’episcopato.  
Intendo dire che […] in quel tempo di immensa confusione il dogma divino della divinità di Nostro Signore Gesù Cristo fu proclamato, imposto, mantenuto  e (umanamente parlando) preservato molto più dalla Ecclesia docta che dalla Ecclesia docens; che gran parte dell’episcopato fu infedele al suo mandato, mentre il popolo rimase fedele al suo battesimo; che a volte il Papa, a volte i patriarchi, metropoliti o vescovi, a volte gli stessi Concili dichiararono ciò che non avrebbero dovuto o fecero cose che oscuravano o compromettevano la verità rivelata. 
Mentre, al contrario, il popolo cristiano, guidato dalla Provvidenza, fu la forza ecclesiale che sorresse Atanasio, Eusebio di Vercelli ed altri grandi solitari che non avrebbero resistito senza il loro sostegno. 
In un certo senso si può dire che vi fu una “sospensione temporanea”delle funzioni della Ecclesia docens. La maggior parte dell’episcopato aveva mancato nel confessare la vera fede”.
John Henry Newman, Beato


lunedì 21 luglio 2014

la disperazione dei non-ama[n]ti


In molti conoscono l'aneddoto, tra i tanti attribuiti all'eccentrico quanto leggendario Marchese del Grillo, che narra di quella volta in cui il Sediario Pontificio venne respinto e poi accolto ad una cena di gala in ragione degli abiti che portava.

Ci si chiede: 
invero, di cosa si è in questua nella forsennata ricerca di un personale riconoscimento? 
Di cosa, nel "bisogno" di raggiungere determinate posizioni  - magari comprensive di abito e poltrona, veste paonazza e stallo -, se non di una approvazione che si creda o surroghi l'amore?

E quando si fosse raggiunto quel "traguardo", ci si può non accorgere che quel bene che si domandava per se stessi è, invece e solamente, tributato all'abito e all'anello?

Ma il cuor non tace,
e quanto fu cercato e non si ottenne
sovente si tramuta in malanimo perenne.




giovedì 12 giugno 2014

bastiOne


il fatto è che quando pende a destra io mi sposto a sinistra,
e quando rischia di rovinare a sinistra io mi sposto a destra.
nel primo caso mi si direbbe comunista, nell'altro fascista.
ma in realtà, vorrei solo che le ruote aderissero alla Strada.

a Stefano Pirrera, prete tornato a casa da qualche ora 
(era il 31 maggio 2013 h 22:44)

post pubblicato il 7.2.2014

domenica 8 giugno 2014

furti

Il vescovo introdusse l'ospite nella sua biblioteca.
Da questi volumi - disse - devi imparare una cosa...
- Chissà quante, eccellenza!
Una su tutte - riprese il presule -: che non bisogna mai prestare i propri libri!
- Perchè, eccellenza?
Perchè tutti i libri che vedi - concluse l'antistite - li ho avuti in prestito!

(al gentile visitatore, che lo gradisse, l'individuazione del fotogramma e della relazione con quanto sopra...)

sabato 31 maggio 2014

perfetta mafia

Ogni volta che non compi il tuo dovere e disprezzi il debole e ti chini al potente..., scrivi che quivi è perfetta mafia!

Domenico De Gregorio


Mafia è usurpazione e "scimmia".
Ad esempio, sottrae spazio e verità della Legge allo Stato, e impone il suo "codice" vigliacco e notturno, la sua onorabilità assassina.
Quella che chiamano "cultura mafiosa" è invece, solo e tristemente, il tramonto del sole di sapienza.

Se la mafia, però, ha una sua perfezione, questa consiste nell'usurpare allo Spirito le sue regioni, mostrando un volto che - non solo, non è il suo - ma è proprio quello che costantemente oltraggia e ferisce: lupo che si veste d'Agnello, novello satana che ama citare la Scrittura, anticristo in abiti sacri.

stauropolis.it


sabato 12 aprile 2014

ma questa è la vostra ora


Chi corre dietro al nulla diventa lui stesso nullità (cfr Ger 2,5). 

Noi siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio, 
non a immagine e somiglianza delle cose, degli idoli!
Papa Francesco

venerdì 4 aprile 2014

depositum fidei depositum amoris

Potremmo guardare alla successione apostolica (dato che απόστολος, apóstolo, sta per 'inviato') come ad una mirabile staffetta. 
Cosa ci si passa in questo andare (in fretta, di corsa!)? La fede in Cristo Gesù, il suo Vangelo. 
In cosa consiste questo Vangelo? Nel comandamento dell'amore.
E se un vescovo, propriamente successore degli apostoli, coltivasse rancore e persino odio, in che cosa è succedaneo degli apostoli? 
Nel vestire? Nel comandare? Nel trafficar quattrini "per la gloria di Dio"??

1. Mi turba scoprire che così la pensino i protestanti, che sarebbero eretici.
Mi consola, però, leggere quanto affermava il papa Paolo VI: "Gli Apostoli, e perciò i Vescovi loro successori, sono i rappresentanti, o meglio i veicoli, gli strumenti della carità di Cristo verso gli uomini" (Omelia nell'Ordinazione di dodici Vescovi, Kololo 1.8.1969)!!!
2. Se la successione fosse data, solo o soprattutto, dalla genealogia episcopale, allora, sembra che anche Agostino De Caro sia Vescovo.
3. Si avvicina la Messa del giovedì santo. Quella sera si ricorderanno le tre "invenzioni" più importanti di Gesù Cristo: l'Eucaristia, i preti e il comandamento dell'amore. 
Che si ricordi che stanno tutt'e tre insieme: l'amore, la fede nell'Eucaristia e i preti. L'uomo non osi separare ciò che Dio ha unito!

«Siccome la fonte e l’origine di tutto l’apostolato della Chiesa è Cristo, mandato dal Padre, è evidente che la fecondità dell’apostolato », sia quello dei ministri ordinati sia quello « dei laici, dipende dalla loro unione vitale con Cristo» (Concilio Vaticano II, Apostolicam actuositatem, 4).
 Secondo le vocazioni, le esigenze dei tempi, i vari doni dello Spirito Santo, l’apostolato assume le forme più diverse. Ma la carità, attinta soprattutto nell’Eucaristia, rimane sempre «come l’anima di tutto l’apostolato» (Concilio Vaticano II, Apostolicam actuositatem, 3).

martedì 1 aprile 2014

inFaust

"Sokurov mette in scena, allora, un uomo onnisciente e smisuratamente ambizioso; ma accecato, al tempo stesso, dal suo delirio di onnipotenza: quando Faust firmerà il famigerato contratto con cui s’impegna a cedere l’anima al diavolo sarà talmente preoccupato di correggere gli errori grammaticali del testo da non curarsi affatto del suo contenuto: la dannazione eterna!...

 Hieronymus Bosch (? - 1453-1516)

Perché la brama di potere non può che partorire dei mostri".

G. Raffaeli

 Hieronymus Bosch

martedì 18 marzo 2014

sabato 15 marzo 2014

novissima


Verrà il giudizio di Dio!
Giovanni Paolo II (Agrigento 9.5.1993)

«La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. 
Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? 
E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. 
Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. 
Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. 
E quello che hai preparato di chi sarà? 
Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio».
Gesù in Luca 12, 16.


Quel chierico era finalmente arrivato dove mai avrebbe meritato.
Si disse: Era ben giusto che fin qui giungessi, anzi ben più m'aspetta... 
Intanto godi, impera e fà come ti aggrada...

Venne Dio, e non era il suo supponente alter-io. 
Venne Dio brandendo lo Specchio della Sua Croce: e fu subito sera.

«Che giova infatti all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?»
Gesù in Marco 8,36

mercoledì 12 marzo 2014

ma gu⇆ida

Pieter Bruegel, 1568

Conterò poco, è vero: 
- diceva l'Uno ar Zero - 
ma tu che vali? Gnente: proprio gnente.
Sia ne l'azzione come ner pensiero
rimani un coso voto e inconcrudente.
Io, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te, 
lo sai quanto divento? Centomila. 
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore 
che cresce de potenza e de valore 
più so' li zeri che je vanno appresso. 
Trilussa


"E' cieco, ma guida".
(E' quanto accertato dai carabinieri del NAS nell'inchiesta sui falsi invalidi)

domenica 9 marzo 2014

facta est


IL CASTIGO
Allora una voce potente gridò ai miei orecchi: «Avvicinatevi, voi che dovete punire la città, ognuno con lo strumento di sterminio in mano». 
Ecco sei uomini giungere dalla direzione della porta superiore che guarda a settentrione, ciascuno con lo strumento di sterminio in mano. In mezzo a loro c'era un altro uomo, vestito di lino, con una borsa da scriba al fianco. Appena giunti, si fermarono accanto all'altare di bronzo. 
La gloria del Dio di Israele, dal cherubino sul quale si posava si alzò verso la soglia del tempio e chiamò l'uomo vestito di lino che aveva al fianco la borsa da scriba. Il Signore gli disse: «Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono». 
Agli altri disse, in modo che io sentissi: «Seguitelo attraverso la città e colpite! Il vostro occhio non perdoni, non abbiate misericordia. Vecchi, giovani, ragazze, bambini e donne, ammazzate fino allo sterminio: solo non toccate chi abbia il tau in fronte; cominciate dal mio santuario!». 
Incominciarono dagli anziani che erano davanti al tempio. Disse loro: «Profanate pure il santuario, riempite di cadaveri i cortili. Uscite!». Quelli uscirono e fecero strage nella città.
Mentre essi facevano strage, io ero rimasto solo: mi gettai con la faccia a terra e gridai: «Ah! Signore Dio, sterminerai tu quanto è rimasto di Israele, rovesciando il tuo furore sopra Gerusalemme?».
Mi disse: «L'iniquità di Israele e di Giuda è enorme, la terra è coperta di sangue, la città è piena di violenza. Infatti vanno dicendo: Il Signore ha abbandonato il paese: il Signore non vede. Ebbene, neppure il mio occhio avrà compassione e non userò misericordia: farò ricadere sul loro capo le loro opere». Ed ecco l'uomo vestito di lino, che aveva la borsa al fianco, fece questo rapporto: «Ho fatto come tu mi hai comandato».
(del profeta Ezechiele, 9)


lunedì 3 marzo 2014

il sacrilego brodo



SIMONIA
Enciclopedia Italiana (1936)
di Agostino Tesio
Delitto che consiste nel traffico delle cose spirituali, cioè nella compera e nella vendita, o nella permuta di beni spirituali con un valore materiale, con l'intenzione determinata, in una almeno delle parti contraenti, che il prezzo materiale attribuisca un vero diritto sul bene spirituale, come se tra loro corresse una quasi-parità di valore. 
Le parole: compravendita, permuta, non sono da intendersi in senso stretto, ma largo, cioè per qualsiasi convenzione o patto, in cui, almeno dalle circostanze, compaia che un bene temporale sia dato o accettato quale prezzo di un bene soprannaturale. 

Il nome è derivato da Simone Mago (v.).

La malizia di questo delitto consiste nell'equiparazione, che si fa, d'un bene spirituale e soprannaturale con un bene materiale e temporale, come se il valore di questo potesse raggiungere il valore dell'altro. Tale equiparazione costituisce vilipendio, profanazione, e quindi ingiuria per i beni spirituali, che vengono abbassati al livello delle cose terrene; e perciò la simonia è classificata tra i peccati di sacrilegio. 

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Mi si chiede: ma che c'entra il brodo?
Rispondo (sempre velando): metti che - dell'idea che tutto faccia "brodo" - si buttino nella nefanda pentola anche i Santi Resti...

giovedì 27 febbraio 2014

il ritorno degli dei


lussurie neopagane

martedì 25 febbraio 2014

la gioia del danno


Che cosa può dirci la terza caduta di Gesù sotto il peso della croce? 
Forse ci fa pensare alla caduta dell’uomo in generale, all’allontanamento di molti da Cristo, alla deriva verso un secolarismo senza Dio. 
Ma non dobbiamo pensare anche a quanto Cristo debba soffrire nella sua stessa Chiesa? 
A quante volte si abusa del santo sacramento della sua presenza, in quale vuoto e cattiveria del cuore spesso egli entra! 
Quante volte celebriamo soltanto noi stessi senza neanche renderci conto di lui! 
Quante volte la sua Parola viene distorta e abusata! 
Quanta poca fede c’è in tante teorie, quante parole vuote! 
Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! 
Quanta superbia, quanta autosufficienza! 
Quanto poco rispettiamo il sacramento della riconciliazione, nel quale egli ci aspetta, per rialzarci dalle nostre cadute! 
Tutto ciò è presente nella sua passione. 
Il tradimento dei discepoli, la ricezione indegna del suo Corpo e del suo Sangue è certamente il più grande dolore del Redentore, quello che gli trafigge il cuore. 
Non ci rimane altro che rivolgergli, dal più profondo dell’animo, il grido: Kyrie, eleison – Signore, salvaci (cfr. Mt 8, 25).
J. Ratzinger, Via Crucis 2005 (IX stazione)



"Penso di essere tanto sensibile quanto te (o qualsiasi altro cristiano) di fronte agli scandali, siano essi del clero che dei laici. 
Io ho sofferto dolorosamente nella mia vita a causa di preti stupidi, stanchi, ignoranti o persino cattivi; 
ma ora mi conosco abbastanza bene da sapere che non lascerò la Chiesa 
(che per me significherebbe lasciare l’alleanza con Nostro Signore) 
per una qualsiasi di queste ragioni".

 Dalla lettera di J.R.R.Tolkien del 1 novembre 1963 a Michael Tolkien, 
in J.R.R.Tolkien, La realtà in trasparenza. Lettere (a cura di Humphrey Carpenter e Christopher Tolkien).

venerdì 21 febbraio 2014

oportet



Bisogna riconquistare Ginevra!…
Con la carità bisogna abbattere le mura di Ginevra, con la carità bisogna invaderla, con la carità bisogna riconquistarla... 
Non vi propongo né il ferro né quella polvere il cui odore e sapore ricordano la fornace infernale... 
Che il nostro accampamento sia l’accampamento di Dio... 
Dovremo respingere i nostri avversari non con la fame e la sete che infliggeremmo loro, ma con quella che patiremo noi...

Quando si assedia una città, si tagliano anzitutto gli acquedotti che la alimentano. Ebbene gli acquedotti che forniscono Ginevra sono i cattivi esempi dei preti perversi, le azioni, le parole, insomma le iniquità di tutti, ma soprattutto degli ecclesiastici, per colpa dei quali il nome di Dio viene bestemmiato ogni giorno.

Francesco di Sales agli ecclesiastici

martedì 11 febbraio 2014

requiesca(n)t


chiuso o vacante 
non muta gerente
nuovo sembiante
così che cambi niente

a Mons. Gallo, che tanto amava il mio "compaesano" Dante 
e dal mio cor rimane tutt'altro che distante

venerdì 7 febbraio 2014

Sagunto


«Edoardo VI era ferocemente avverso alla messa cattolica, qualificata come sacrilega e blasfema nei trentanove articoli del  Libro della preghiera comune. 
Benché giovane – morì a sedici anni di un cancro alla gola –, era di una intelligenza molto superiore e di un senso politico acuto. 
Aveva dunque capito che per abbattere la Chiesa in Inghilterra si doveva colpire la messa. 
In maniera assai logica, ordinò allora, per sopprimere il sacrificio, la distruzione degli altari, che venivano rimpiazzati da un modesto piccolo tavolo posto accanto al coro. 
Noi tutti abbiam visto quel tavolinetto…».

Julien Green, L’expatrié. Journal 1984-1990, Ẽditions du Seuil, 1990, p. 499





in memoria di Hugo Chavez


forza Genoa
Messa per propiziare la vittoria 
dell'arancione Olanda ai mondiali
2 sì per l'acqua
la forza sia con voi


Irminsul

ambone e "sacre  immagini"

la parola ai Massoni
Messa rock
ecumenica e carnescialesca

SuperPrete
cin cin
la predica del clown
la frazione del Pane del clown

spettacolo

ceriferi
calze a rete e zucchetto
Corpus Domini
bouffet eucaristico

da che si capisce che è un prete cattolico?

di cattolico? il campanello!
con-consacrazione
con-elevazione Calice

con-elevazione Pane
Ecco l'Agnello di Dio


nuovi abiti per la Messa

GMG 2013: il ministro, il bicchiere, i comunicandi
 nuova mise per la Comunione
 Messa catto-ebraica 
 Cicciolina ai funerali di Schicchi (sì, proprio lui)
 tango (?) eucaristico

la gradisce col caffè?

venghino, siori, venghino!
 stole o sciarpe "firmate"
 la tovaglia della "pace"
sua Eccellenza



serva fidem - keep the faith
Ma se è vero (come certo lo è) che "The medium is the message",
qui, il messaggio che passa qual'è?

CONTINUA?




post pubblicato il 12.6.2014